Cara maestra Cinzia,
vorrei scriverti questa lettera per dirti tutto quello che penso su di te. So benissimo che tu queste mie righe non le leggerai mai, perchè non so tue notizie da quando avevo sei anni, ma vorrei lo stesso esternare i miei pensieri riguardo te e dirti ogni cosa che mi passa per la testa quando penso al tuo nome e alla tua faccia.
Sei stata la mia insegnante di sostegno di prima elementare. Analizziamo la parola sostegno: sostegno per me vuol dire stare vicino al ragazzo, in questo caso alla bambina che segui, cercare di integrarla nel gruppo classe, e cercare di farle accettare la sua disabilità, nei limiti del possibile. Ora io vorrei analizzare invece quello che tu hai fatto a me e che ruolo hai avuto effettivamente nella mia vita. Da dove cominciare? Ne avrei di cose da dirti, proprio tante ne avrei.
Io ero una non vedente inserita in una classe di bambini normodotati, e mi sentivo abbastanza spaesata, specialmente i primi giorni, per cui non ero totalmente a mio agio e manifestavo questo problema con comportamenti a volte magari strani per fartelo capire… Ricordo le prime volte che ti ho vista, eri molto dolce con me, molto comprensiva… Ma come dice un detto molto vero, mai e poi mai farsi ingannare dalle apparenze! Le apparenze sono come bolle di sapone: una persona ti sembra fatta in un certo modo, ma poi quella convinzione pufffff, sparisce, e ti accorgi di quanto ti sei sbagliato a giudicare affrettatamente quella persona.
Da inizio ottobre hai subito cominciato a darmi note sul diario per ogni minima cosa. La prima me la ricordo benissimo… Mi hai spiegato una volta forse due il percorso per andare dal mio banco alla lavagna, insomma mi hai fatto girare la classe, e mi hai detto di rifarlo, io non ci sono riuscita subito, e quindi la nota è stata: “Michela non è stata in grado di svolgere un percorso in autonomia dopo che io gliel’ho spiegato”. Altre sono state ad esempio “Michela oggi ha detto una colossale bugia perchè mi aveva detto che il latte non le piaceva mentre oggi lo ha preso sottraendolo a un altro bambino”; “Michela sbadiglia troppo spesso, è opportuno mandarla a letto più presto”; “Michela non studia abbastanza, dovrebbe passare più tempo a studiare e molto meno in attività ricreative”; “Michela da oggi non mangerà più lo yogurt perchè per farglielo mangiare la devo seguire e mi perdo tutto l’intervallo”.. La migliore è stata: “Michela deve avere molti problemi seri, dovrebbe essere seguita da uno psichiatra”.
Beh, cara Cinzia, devi sapere che mia mamma leggendo le prime note mi ha messo in castigo, e il castigo consisteva nel non farmi andare alla lezione di catechismo che a me piaceva molto. Ho saltato due lezioni per questo motivo.
Poi però mia mamma ha smesso primo di leggermi le note che mi scrivevi, e secondo di conseguenza non mi ha messo più nemmeno in castigo, probabilmente perchè erano note talmente stupide che si rifiutava di mettermi in castigo per cose così. Sei riuscita a riempire tutto un diario, ora non ho contato quante note mi hai messo, ma saranno state più di cinquanta in un anno. per ogni cosa contattavi i miei genitori. Sai mia madre cosa mi ha detto qualche giorno fa leggendo quel diario che tra l’altro ho ancora? Mi ha detto “meno male che avevo vent’anni e ancora non mi rendevo conto… se mi dicessero ora cose così su mia figlia andrei dalla maestra e la prenderei per i capelli”. Ricordo come se fosse ieri che ogni volta che uscivo dalla classe sapendo di aver preso una nota io ci restavo malissimo, avevo paura di quello che avrebbe pensato mia madre, ma soprattutto mi sentivo tanto tanto diversa dagli altri. Nessuno ha mai preso note, neanche una… Io invece per ogni minima cosa ne prendevo una. E poi come se non bastasse, quando uscivo senza note io ti dicevo “oggi hai visto che sono stata brava?” e tu mi dicevi “si ma una nota te la meriteresti lo stesso”. Te lo ricordi per caso? Poi parliamoci chiaro, ero una bambina di sei anni! A sei anni una bambina non deve nè studiare tanto quanto dicevi tu, e poi è normale che dica qualche bugia, è normale che voglia attirare l’attenzione. Io solo perchè volevo attirare la tua attenzione magari avevo qualche comportamento strano, tu questo però lo hai giudicato come grave problema, gravissimo. Beh cara mia, io sto facendo psicologia, e ti dico che i miei comportamenti per una bambina di sei anni erano del tutto normali. Vero, lo devo ammettere, ero una ragazza un po vivace e un po peste… Ma tu hai usato un modo per controllarmi che… non commento, te lo ricordo soltanto.
Dunque. Ricordi quando alla nostra scuola in via Sinigallia è caduto il soffitto? Ci siamo dovuti trasferire alla scuola elementare di Tavernola; per andare a questa scuola usavamo uno scuolabus, ricordi? Tu durante quasi tutti i tragitti mi tenevi la mano, me la accarezzavi, insomma all’apparenza sembravi molto dolce e affettuosa nei miei confronti. Ma vorrei richiamare alla tua memoria un episodio specifico. Un giorno di ottobre, e ne sono sicura che è stato ad ottobre, avevo preso l’ennesima nota perchè non ero riuscita ad attaccare i feltrini come volevi tu, e prima di andare a casa da Tavernola a Como tu mi dicesti queste precise parole: “Michela, tu non sei niente, io se ti incontro ti metto sotto con la macchina. Una come te non è neanche degna di esistere e di vivere, per cui sarebbe molto meglio ammazzarti per chi ti deve sopportare”. E per di più mi hai spinto e hai tentato di farmi andare sotto lo scuolabus che stava arrivando proprio in quel momento. Io però per istinto sono andata indietro e sono riuscita a non cadere. Beh, sono state parole dure per me, molto dure, e tutt’ora quando ci penso mi sento troppo male. Lascio a te la riflessione di che cosa possono aver voluto dire queste parole per una bambina di sei anni. Ma probabilmente non te ne rendi conto, perchè altrimenti non le avresti dette se ci fossi arrivata da sola. Ti dico solo che da quel giorno io sono cambiata, sono diventata una bambina molto triste e remissiva, e ho avuto parecchie conseguenze per questa cosa.
Ora tu penserai che io voglia riempirti di insulti per il male che mi hai fatto e per il fatto che tutt’ora ne sto
subendo le conseguenze, che non sono poche, ma no, io non voglio insultarti. Non servirebbe a niente e poi non
cancellerebbe i problemi e il dolore che sto avendo. Ti sto scrivendo queste righe semplicemente per farti riflettere. Ora voglio solo dirti come sta evolvendo la mia vita, non che te ne freghi probabilmente, ma me la voglio togliere io questa soddisfazione di dirti cosa è stata capace di fare quella ragazza che secondo te non era nemmeno degna di vivere.
Allora… In seconda elementare te ne sei andata via dalla mia vita, ed è arrivata la maestra Regina come insegnante di sostegno. Con lei mi sono trovata bene, era severa ma per lo meno non pensava che io non fossi degna di vivere. pensa! Ti sembrerà talmente strano, nei quattro anni restanti di elementari non ho preso nemmeno una nota. I voti erano buoni, le insegnanti erano proprio contente di me. Ho avuto tra l’altro tutti maestri bravissimi, compresa la Nicoletta che dovresti aver conosciuto, la Giovanna, e Mario che non conosci probabilmente. Dopo le elementari sono passata alle medie, anche li tutto tranquillo. Ovvio i miei limiti li ho avuti, da non vedente ci sono sempre degli svantaggi, ma sono riuscita a tirare avanti e ho superato le medie. Pensa poi ho fatto anche le superiori, ero indecisa su che cosa fare, volevo fare il linguistico ma poi ragionando ho pensato che il tedesco probabilmente non mi sarebbe piaciuto, e che se avessi voluto imparare qualche lingua avrei potuto frequentare qualche corso. Poi
siccome mi hanno consigliato lo psicopedagogico ho detto ma si, proviamo… Ottima scelta, mi sono innamorata della psicologia e anche della filosofia, ma la psicologia è la mia passione tanto è vero che mi sono diplomata con 94 centesimi, e poi mi sono iscritta all’università, appunto facoltà psicologia. Per ora non l’ho ancora finita, ma la mia ambizione è finirla al più presto. Come è naturale e come può capitare a tutti, ho avuto tanti problemi, molti legati anche a quello che mi dicesti tu, e a come mi facesti sentire. Molto spesso penso che tu hai avuto ragione, per questo ho sempre tentato di dimostrare non tanto agli altri, quanto soprattutto a me stessa che quello che hai detto non è vero; starei troppo male se dovessi darti ragione. Quindi o voglio o non voglio questa università la finirò, anche se ora sto facendo il corso di centralino per riprendermi da una situazione brutta. Ma cara Cinzia, io ce la posso fare a finire l’università. Non dovrei neanche impegnarmi a fare l’università per dimostrare qualcosa a te, ma questa è una questione di principio. A te probabilmente non te ne fregherebbe niente di che fine ha fatto la tua alunna Michela così insignificante per te, ma a me interessava dirti in faccia tutto quello che ho tenuto dentro per ben 23 anni. Dovevo farlo, dovevo per forza. Mi sto liberando di un bel peso. SE non leggerai questa lettera beh, non me ne frega molto.
Io spero che tu nella tua vita abbia fatto ancora grandi cose dopo che hai conosciuto me, non augurerei il male neanche al mio peggior nemico; ma devo dirti che qualche problemino devi averlo avuto anche te per dire cose così a una bambina di sei anni, mi dispiace proprio, mi fai proprio pena. Spero che ora le tue frustrazioni siano state un po risolte. Io le mie le sto risolvendo, e sappi che gran parte sono state per causa tua, per quelle tue stupide note, per quella tua stupida dolcezza che poi si è trasformata in cattiveria pura e gratuita, per quelle tue parole che io non direi neanche al mio cane. Beh, dimmi: dirmi quelle cose ti è servito almeno? Ti è servito a diventare più forte e a prevaricare sul più debole? Come ti sei sentita dopo avermi fatto star male, dato che sicuramente lo sai che io ci sono restata molto male? Che dire, ormai ho detto tutto quello che c’era da dirti. Spero solo che non abbia detto le stesse cose a qualche altro bambino o bambina o ragazzo, non lo augurerei a nessuno quello che è successo a me, nemmeno al mio peggior nemico. Ora non voglio dirti i problemi che ho avuto, non ti interessa niente di saperli, gioiresti ancora di più di quanto mi hai detto. Non mi resta che salutarti e se per caso riuscirò a ritrovare il tuo indirizzo ti manderò questa lettera, con la segreta speranza che ti faccia riflettere e meditare.
Tanti saluti.
Michela